24 | Diffusione di comunicati stampa: i 5 passaggi
Ultimo aggiornamento il 9 Ottobre 2026 da Francois Marsteau
Come diffondere un comunicato stampa
Diffondere un comunicato stampa significa farlo arrivare ai giornalisti che coprono l’argomento, nel momento giusto, e poterlo dimostrare. La diffusione riuscita si decide prima dell’invio: nella scelta dei destinatari e nella qualità del testo.
In breve. Cinque passaggi: verificare che la notizia meriti un comunicato, selezionare i giornalisti per tema e tipo di media, validare la versione finale, scegliere il canale (invio diretto, piattaforma, o entrambi), fare follow-up con discernimento. Poi misurare.
Che cosa significa davvero «diffondere»
Non significa inviare lo stesso messaggio a tutti gli indirizzi disponibili. Una diffusione è una selezione: redazioni e giornalisti scelti per rubrica, tipo di media (stampa, radio, TV, web, agenzie) e area geografica. Il resto — impaginazione dell’e-mail, pubblicazione online del comunicato, statistiche di lettura — serve a rendere la selezione utile e verificabile.
Passaggio 1 — Verificare la notizia e trovare l’angolo
Prima di tutto, il test più semplice: un giornalista che non conosce l’azienda capisce in dieci secondi che cosa c’è di nuovo? Se no, il problema non è la diffusione ma il comunicato. L’angolo cambia in base al media: un quotidiano economico vuole cifre e mercato, una testata di settore vuole il dettaglio tecnico, un media locale vuole il territorio.
Passaggio 2 — Scegliere i giornalisti giusti
- Per rubrica: economia, tecnologia, salute, cultura, sport… Una notizia B2B inviata alla cronaca locale non serve a nessuno.
- Per tipo di media: generalista o professionale, nazionale o regionale, stampa, radio, TV, web.
- Per area geografica: un paese, un continente, il mondo. Per la Francia, 24presse seleziona tra le rubriche del proprio database; per gli altri paesi, tra i contatti internazionali.
Inviare a meno persone, ma giuste, produce più risultati di un invio massivo. E preserva il rapporto con le redazioni, che ricordano chi manda notizie fuori tema.
Passaggio 3 — Validare il comunicato stampa e la bozza
Nessun invio senza una versione finale approvata: ortografia, impaginazione, link funzionanti, immagini in alta definizione, contatto stampa raggiungibile. Su 24presse ogni comunicato viene riletto da una persona prima della diffusione e nulla parte in automatico. Il comunicato resta modificabile anche dopo il pagamento, finché non è stato diffuso.
Passaggio 4 — Scegliere il canale
- Invio diretto a pochi giornalisti che si conoscono: personale, ma non scala.
- Piattaforma di diffusione: selezione per rubriche, invio tracciato, comunicato pubblicato online e indicizzato, statistiche di lettura.
- Combinazione: la piattaforma per la copertura, l’invio diretto per i tre o quattro contatti chiave.
Per il calendario: dal lunedì al venerdì, evitando le vigilie di festività. I dati dell’Osservatorio 24Presse mostrano che il giovedì è il giorno più utilizzato, seguito dal martedì.
Passaggio 5 — Fare follow-up con discernimento
Un solo richiamo, mirato, a chi ha aperto il comunicato o segue da vicino l’argomento. Mai un secondo invio identico a tutta la lista. Il follow-up telefonico su una quindicina di giornalisti selezionati è un’opzione proposta da 24presse; il richiamo via e-mail è incluso.
Misurare dopo la diffusione del comunicato stampa
Tre indicatori bastano: letture del comunicato (24presse le comunica dopo l’invio), riprese sui media, richieste ricevute (interviste, informazioni, contatti commerciali). Una rassegna stampa permette di documentare le riprese nel tempo.
Diffondere un comunicato all’estero
Le redazioni lavorano nella loro lingua: un comunicato destinato alla stampa francese va inviato in francese, uno destinato alla stampa tedesca in tedesco. La traduzione è disponibile come opzione. I pacchetti da 3, 5 o 10 comunicati non sono vincolati a un solo paese né a una sola notizia: si possono usare per più mercati nel tempo.
Come diffondere un comunicato stampa: in sintesi
Per riassumere, come diffondere un comunicato stampa in modo efficace? Prima si verifica che ci sia una vera notizia, poi si scelgono i giornalisti che coprono il tema e si convalida il testo. Infine si sceglie il canale e si fa un follow-up misurato: è così che si capisce come diffondere un comunicato stampa senza disperdere il messaggio.

Domande frequenti su come diffondere un comunicato stampa
I tre canali di diffusione a confronto
«Diffondere» copre in realtà tre operazioni diverse, con costi, tempi e risultati diversi. Conviene distinguerle prima di scegliere.
1. L’invio diretto ai giornalisti
È il canale storico e resta il più efficace quando il comunicato ha un fatto solido. Un’e-mail individuale, un oggetto chiaro, il testo nel corpo del messaggio, i materiali in un link. Richiede una lista aggiornata: le redazioni cambiano, i giornalisti si spostano, gli indirizzi generici vengono filtrati. Chi lo fa in proprio deve dedicare tempo alla manutenzione della lista, oppure appoggiarsi a un servizio che la mantiene per mestiere.
2. La pubblicazione su un portale o su una sala stampa online
Il comunicato viene messo online, indicizzato dai motori di ricerca e reso disponibile a chi cerca. Non spinge il testo verso nessuno: aspetta che qualcuno arrivi. Utile come archivio e come pagina di riferimento da linkare, insufficiente da solo per ottenere copertura.
3. Le agenzie di stampa e i circuiti a pagamento
Le agenzie nazionali e i wire internazionali distribuiscono il comunicato ai loro abbonati (redazioni, terminali finanziari, portali). Il costo è più alto e la selezione all’ingresso più severa; in cambio la notizia entra nei flussi che le redazioni consultano in permanenza. È il canale naturale per la comunicazione finanziaria, le nomine di rilievo e i comunicati con obblighi regolamentari.
Nella pratica, le campagne che funzionano combinano il primo canale con il secondo: invio mirato ai giornalisti competenti e, in parallelo, pubblicazione del testo di riferimento sul sito dell’azienda.
Quanti giornalisti contattare per un comunicato stampa
Più destinatari non significa più pubblicazioni. Un invio a duemila indirizzi non selezionati produce quasi sempre meno risultati di un invio a cento giornalisti che seguono davvero il tema. Il numero giusto dipende da tre variabili: l’ampiezza del tema (una notizia di cronaca locale ha meno destinatari pertinenti di un lancio tecnologico nazionale), la zona geografica coperta e il numero di lingue. Un ordine di grandezza realistico per un comunicato B2B nazionale: da 80 a 400 destinatari selezionati per rubrica. Oltre, la pertinenza cala e il tasso di apertura con lei.
Diffondere un comunicato in Italia: le specificità del mercato
Il panorama italiano ha alcune caratteristiche che influenzano la diffusione. La stampa quotidiana è molto regionalizzata: le edizioni locali dei grandi quotidiani e i quotidiani regionali pesano quanto le testate nazionali per le notizie d’impresa. Le agenzie di stampa (ANSA, AGI, Adnkronos, askanews) alimentano una parte rilevante dei contenuti online. La stampa di settore è numerosa e frammentata, con testate piccole ma molto lette dagli addetti ai lavori. I dati sul sistema dell’informazione pubblicati da AGCOM e dalla FIEG aiutano a dimensionare i pubblici per area e per tipo di media.
Ne derivano tre regole pratiche: localizzare sempre il comunicato (città e regione nel titolo o nel primo paragrafo); non trascurare la stampa di settore, dove il tasso di ripresa è spesso il più alto; considerare le agenzie quando la notizia ha una portata nazionale.
Il calendario: quando la diffusione perde efficacia
Alcuni periodi riducono in modo misurabile l’attenzione delle redazioni: le due settimane centrali di agosto, la settimana tra Natale e l’Epifania, i giorni immediatamente successivi a un grande evento di cronaca o politico. Al contrario, il martedì, il mercoledì e il giovedì mattina restano i momenti più favorevoli per la maggior parte dei temi B2B. Per i media locali e i settimanali, conviene rispettare la loro chiusura redazionale: inviare il giorno di stampa significa aspettare la settimana successiva.
Che cosa fare dopo la diffusione
- Rispondere entro un’ora alle richieste dei giornalisti: chi scrive un articolo lo scrive oggi, non la settimana prossima.
- Tenere pronti i materiali complementari: foto in alta definizione, dati aggiuntivi, disponibilità di un portavoce per un’intervista telefonica.
- Registrare le riprese (articoli, citazioni, menzioni) con data e link: è la base della rassegna stampa e la misura reale del risultato.
- Non rilanciare più di una volta, e solo con un elemento nuovo. Il secondo sollecito senza novità danneggia la relazione.
- Aggiornare la lista: indirizzi non validi, giornalisti che hanno cambiato testata, redazioni che hanno chiesto di non ricevere più comunicati su quel tema.
Per approfondire i singoli passaggi: a chi, come e quando inviare, come contattare i giornalisti e come costruire una strategia su più comunicati.
Su 24presse la diffusione parte da 395 € per un paese. I pacchetti da 3, 5 o 10 comunicati riducono il costo di ogni invio. Il listino completo è pubblico.
La diffusione avviene tra 6 e 72 ore dopo l’invio; la maggior parte di questo tempo corrisponde alla validazione della bozza, non al lavoro tecnico.
Dal lunedì al venerdì. Nell’archivio 24presse il giovedì raccoglie il 26 % delle pubblicazioni e il martedì il 20 %; il fine settimana meno del 3 %.
No. La diffusione mette la notizia sotto gli occhi dei giornalisti che coprono l’argomento; la decisione di pubblicare resta loro.
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